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Potenza, 14. 09. 04 Regione Basilicata


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Potenza, 14.09.04

Regione Basilicata

Ufficio VIA

Via Anzio

Potenza
Unione Europea

Direzione Ambiente

200 Rue de la Loi

B-1049 Brussels - Belgium
Ministero per l’Ambiente

Servizio Conservazione della Natura

Via Capitan Bavastro

00154 Roma


Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica

Via Ca’ Fornacetta 9

40064 Ozzano dell’Emilia (Bo)
Sovrintendenza ai B.A.A.A.S. di

Basilicata

Potenza
Corpo Forestale dello Stato

Coordinamento Regionale

Potenza
Al Presidente del Parco regionale

Gallipoli Cognato Picole Dolomiti Lucane-

Dr. Innocenzo Loguercio- Sede

OGGETTO: osservazioni, ai sensi della L.R 47/98 art. 11 ”DISCIPLINA DELLA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE E NORME PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE”, sullo Studio d’Impatto Ambientale relativo al progetto presentato dalla Comunità Montana "Alto Basento" con Prot. n. 3893 del 03 Agosto 2004 presso la Regione Basilicata Dipartimento Ambiente e Territorio Ufficio di Compatibilità Ambientale e relativo “all’installazione di due impianti a fune, senza l’utilizzo di cabine o seggiolini nonché di percorsi su roccia a diversi livelli di difficoltà

Spett. le Ente,

le associazioni scriventi esprimono osservazioni in merito allo Studio d’Impatto Ambientale (in seguito SIA) in oggetto e presentato dalla Comunità Montana "Alto Basento".

La nostra posizione in qualità di Associazioni senza fini di lucro con scopo primario la conservazione della natura, è di dissenso e forte opposizione alla realizzazione del suddetto progetto.

Le motivazioni dell’opposizione, che saranno meglio specificate nell’elaborato seguente, sono dovute alla convinzione che la realizzazione di questo progetto comporta un rilevante effetto negativo con perturbazione ai sensi delle direttive 79/409 e 92/43 CEE, sulla conservazione (con probabile estinzione) di molte specie di uccelli d’interesse comunitario anche prioritarie, a causa dell’impatto dei cavi sospesi e del disturbo sui siti di nidificazione dovuto alla realizzazione del “Volo d’Angelo” e delle “Vie ferrate”.

Per comprendere meglio i motivi dell’opposizione è opportuno chiarire prioritariamente il valore e l’importanza naturalistica dell’area.

L’area del progetto è salvaguardata da varie normative e vincoli di conservazione delle risorse naturali, in particolare rientra nel:


  • Parco naturale di Gallipoli Cognato piccole Dolomiti Lucane, Legge Regione Basilicata N. 47 DEL 24-11-1997;




  • pSIC-ZPS “Dolomiti di Pietrapertosa” IT9220130;




  • L’area è stata individuata anche come IBA (Important Bird Area) “Dolomiti di Pietrapertosa” (n. 137) per la Commissione Europea da BirdLifeInternational, proprio per la presenza di un importantissima comunità di avifauna.

L’area, inoltre, nel più approfondito studio sullo stato di conservazione dei rapaci nella regione, redatto per conto della regione Basilicata - Ufficio Tutela della Natura, dal titolo “Rapaci di Basilicata – Rapporto sullo status delle popolazioni di rapaci nidificanti nella regione Basilicata” (Sigismondi, 1999), viene individuata tra i “Sistemi Ambientali Importanti per la Conservazione e Salvaguardia dei Rapaci” sulla base della nidificazione delle seguenti specie di rapaci:




  • Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus);

  • Nibbio bruno (Milvus migrans);

  • Nibbio reale (Milvus milvus);

  • Capovaccaio (Neophron percnopterus)?;

  • Biancone (Circaetus gallicus);

  • Astore (Accipiter gentilis);

  • Sparviere (Accipiter nisus);

  • Poiana (Buteo buteo);

  • Gheppio (Falco tinnunculus);

  • Lanario (Falco biarmicus);

  • Pellegrino (Falco peregrinus);

  • Barbagianni (Tyto alba);

  • Assiolo (Otus scops);

  • Gufo reale(Bubo bubo);

  • Civetta (Athene noctua);

  • Allocco (Strix aluco)

e per i seguenti criteri:




  • A: nidificazione di specie minacciate d’estinzione nella UE o in Italia (Direttiva 92/43; Liste Rosse, ecc.);

  • B: nidificazione di specie rare e minacciate in Basilicata (Lista Rossa regionale);

  • D: presenza di un alto numero di specie nidificanti, oltre il 50% di quelle presenti nella regione;

Di recente nell’area si è scoperta, inoltre, anche l’eccezionale riproduzione di una delle specie più rare dell’avifauna italiana la Cicogna nera (Ciconia nigra). Tale specie, presente con non più di 4-6 coppie nell’intero territorio italiano (Bordignon et al., 2003), nidifica nell’area delle Dolomiti Lucane su parete rocciosa. La realizzazione dell’intervento rappresenta un certo e altissimo fattore di rischio per la conservazione di questa coppia di eccezionale valore scientifico e biogeografico.



Da questi elementi risulta, in maniera scientificamente certa come l’area rappresenti uno dei sistemi ambientali maggiormente tutelati da una serie di vincoli anche a livello comunitario e di maggiore importanza naturalistica non solo regionale ma anche nazionale.

Nel merito dello Studio d’Impatto Ambientale (SIA) e Studio di Valutazione d’Incidenza (SVI) allegato al progetto si evidenzia l’assoluta carenza di studi e analisi dei valori ambientali presenti ed in particolare degli impatti prodotti sulle popolazioni di uccelli presenti, dalla realizzazione del progetto.

Il SIA presentato svolge analisi superficiali ed ingenue, senza nessuna base scientifica, relativamente alla eco-etologia delle specie presenti, in relazione all’impatto derivante dalla realizzazione del progetto.

Per l’analisi delle conoscenze delle biocenosi presenti lo studio si affida esclusivamente alla scheda Bioitaly, relativa all’individuazione del sito d’Importanza Comunitaria, tralasciando del tutto numerosissimi altri lavori scientifici.

Ugualmente, tralascia del tutto, l’ampia bibliografia relativa all’impatto dei cavi sospesi e delle vie di arrampicata sugli uccelli in generale e sulle specie rupicole in particolare.

E’ evidente pertanto come le valutazioni positive di compatibilità espresse dallo Studio d’Impatto Ambientale e dallo Studio di Valutazione d’Incidenza, partendo da analisi parziali, vaghe e errate, come di seguito evidenzieremo, non possano essere accettate.

Nella stesura delle osservazioni si affrontano preventivamente alcuni aspetti amministrativi e procedimentali relativi alla legittimità della procedura di VIA in corso, per poi affrontare aspetti più tecnico-scientifici.
A il progetto contrasta con le finalità istitutive del parco LR N. 47/97 art. 3 comma b) che individua tra le finalità “proteggere le specie animali e vegetali autoctone nell'area naturale, ricostituendo i loro habitat e reintroducendo quelle non più presenti o in via di estinzione;”, e con la Legge nazionale quadro 394/91 di riferimento art. 1 comma 3.a e art. 11 comma 3 a), 3 h);

B il progetto contrasta con l’art. 3 della LR N. 47/98 che riporta come “All’interno delle aree naturali protette e nei territori sottoposti a tutela paesistica, sono possibili solo le tipologie ammesse dai relativi piani, regolamenti e leggi istitutive.

Nessuna analisi viene fornita a supporto della compatibilità tipologica di questo intervento con le norme a cui fa riferimento l’articolo 3;


C la mancata individuazione del percorso della Via Ferrata contrasta con l’art. 5 comma b) della LR N. 47/98 che richiede “elaborati di progetto con livello di approfondimento tecnico sufficiente ad individuare compiutamente i lavori da realizzare e contenere tutti gli elementi necessari per il rilascio delle prescritte autorizzazioni ed approvazioni”;
D- Le scriventi pongono un’ osservazione riguardante le competenze tecnico-scientifiche utilizzate per le procedure di VIA e di Valutazione d’Incidenza, in particolare per il progetto in oggetto. Si ritiene, infatti, che la struttura di riferimento ai sensi della LR 47/98 art. 16 il Comitato Tecnico Regionale per l’Ambiente manchi delle competenze tecnico-scientifiche adatte a valutare un progetto con impatti così specifici sull’avifauna.

Pertanto in base a quanto previsto dalla LR 47/98 art. 16 comma 4 si chiede che nella riunione che deve valutare il progetto in oggetto sia chiesto un parere all’unica struttura pubblica nazionale abilitata a valutare le problematiche relative alla conservazione della fauna, ovverosia all’Istituto Nazionale Fauna Selvatica (INFS) - Via Ca’ Fornacetta 9 - 40064 Ozzano dell’Emilia (Bo), a cui si invia copia delle presenti osservazioni.


E- negli elaborati esaminati manca qualsiasi riferimento al preventivo e obbligatorio parere dell’ente parco;
F - In merito allo SIA e SVI presentato si evidenzia una valutazione complessiva, relativa alla qualità degli stessi, estremamente insufficiente e incompleta, anche alla luce di quanto richiesto dall’art. l’art. 5 della LR N. 47/98 e dalla direttiva 92/43.

Si evidenzia come gli studi sono estremamente carenti per quanto riguarda l’analisi delle biocenosi presenti. Molto negativamente si valuta la totale assenza di dati e analisi bibliografiche relative alla fauna e agli uccelli in particolare, il gruppo di fauna maggiormente interessato dagli impatti dell’opera. Manca totalmente, infatti, un’analisi bibliografica che avrebbe permesso da una parte di descrivere meglio i popolamenti presenti, la loro diffusione, le loro dinamiche, i fattori di minaccia e i problemi di conservazione (vedasi in proposito la bibliografia citata in queste osservazioni) e dall’altra di valutare obbiettivamente gli impatti potenziali. L’elenco faunistico allegato riporta un elenco di specie d’interesse comunitario errato in quanto sono inserite specie che non rientrano in nessuno degli allegati della direttiva 79/409, quali ad es. Rondone, Rondone alpino, Gufo comune, Civetta, ecc.. Delle specie presenti viene fornita una semplice scheda didascalica di carattere enciclopedico, senza nessuna analisi relativa all’area di studio, non viene neanche riportata la fenologia.

La carenza del quadro conoscitivo, evidentemente ed incontrovertibilmente, comporta, da parte degli estensori del SIA e dello SVI, l’impossibilità di valutare il reale impatto dell’opera sulle biocenosi, ci appare pertanto incomprensibile il percorso logico deduttivo che ha portato gli studi a concludere che “Complessivamente si ritiene compatibile l’intervento con le finalità di conservazione imposte dall’individuazione di tale biotopo come sito Natura 2000….” e in conclusione che l’opera non comporta impatti.

Questa conclusione appare del tutto incomprensibile alla luce degli impatti negativi evidenziati nello stesso studio. Relativamente al Volo d’Angelo nella tab.3.5.4.a “Potenziali impatti sulle componenti ambientali in relazione alle azioni di progetto considerate” vengono giustamente evidenziati numerosi e significativi impatti sulla fauna riportiamo quanto scritto:


Impatto negativo

Fauna ed ecosistemi


  • Danni per disturbi su animali sensibili;

  • Distruzione o alterazione di habitat di specie animali di particolare interesse;

  • Interruzione di percorsi critici per specie sensibili (aree di riproduzione o di alimentazione);

  • Rischi per l’ornitofauna prodotti da elementi aerei del progetto;

  • Perdita complessiva di naturalità nelle aree coinvolte;

  • Frammentazione della continuità ecologica complessiva nell’ambiente terreste coinvolto

Ugualmente nella valutazione degli impatti della Via Ferrata tab.3.5.4.b “Potenziali impatti sulle componenti ambientali in relazione alle azioni di progetto considerate” vengono evidenziati numerosi e significativi impatti sulla fauna. Riportiamo quanto scritto:


Impatto negativo

Fauna ed ecosistemi


  • Danni per disturbi su animali sensibili;

  • Distruzione o alterazione di habitat di specie animali di particolare interesse;

  • Interruzione di percorsi critici per specie sensibili (aree di riproduzione o di alimentazione);

  • Rischi per l’ornitofauna prodotti da elementi aerei del progetto;

  • Perdita complessiva di naturalità nelle aree coinvolte;

  • Frammentazione della continuità ecologica complessiva nell’ambiente terreste coinvolto

Come meglio specificato ed evidenziato in seguito, le analisi contenute nello studio appaiono frutto di considerazioni del tutto personali e basate su impressioni, da parte di professionisti, che oltre tutto, non hanno nessuna competenza in ambito naturalistico.

Si osserva come i progettisti e gli estensori dello studio d’Impatto Ambientale e d’Incidenza sono geometri e architetti.

Quasi sempre gli impatti previsti vengono affrontati con affermazioni che li giustificano, evidenziando come esistono già altri impatti simili. Ad es. parlando dell’aumento della presenza antropica si minimizza l’impatto affermando “Del resto l’utilizzo di tali aree da parte dell’avifauna è già fortemente ridotta dalla presenza di un sentiero pedonale e di attrezzature di ristoro già esistenti degli escursionisti, molto numerosi in primavera ed estate, epoca della riproduzione”; anche nel caso dell’impatto da collisione lo studio afferma “Sono stati, infatti, accertati casi di decesso di uccelli dovuti ad impatto con cavi delle linee telefoniche ed elettriche a bassa tensione, sebbene, tra le cause di mortalità, queste risultino di gran lungo meno frequenti di quelle dovute ad arma da fuoco, impatto con autovetture e treni, folgorazione dovuta ad impatto con linee elettriche ad alta tensione.” Questo approccio appare incomprensibile in quanto si tenta di giustificare un impatto prodotto all’opera in oggetto, con la presenza di altri simili, senza considerare che il nuovo impatto si aggiunge agli altri, determinando una sommatoria sempre più negativa. Il principio degli studi di valutazione d’impatto e d’incidenza è quello di valutare gli impatti del progetto in oggetto e la sua sostenibilità per l’ecosistema e non del confronto con altri impatti simili.

Nel corso dello studio vengono continuamente fatte affermazioni relative al comportamento delle specie, relative ad es. all’altezza di volo, alle tipologie di caccia, alla capacità di evitare i cavi, alla capacità di vederli, ecc., senza mai riportare il dato bibliografico da cui è tratta l’informazione, quindi solo sulla base di considerazioni del tutto personali, senza nessuna base scientifica. Affermazioni che, come verrà dimostrato più avanti, sono del tutto errate.

L’approccio poco scientifico degli studi di impatto e valutazione d’incidenza è ben rappresentato dal paragrafo 5 “Conclusioni”, dove attraverso concetti contraddittori tra loro si giustifica l’intervento, affermando che gli interventi hanno “….un impatto significativo, ma molto basso attribuibile principalmente alla maggiore presenza umana nell’area potenzialmente idonea alla nidificazione di alcune specie protette. Tale disturbo è commisurabile, però, a qualsiasi altra modalità di razionale utilizzo e fruizione dell’ambiente naturale”. In questa affermazione lo studio si contraddice quando individua per l’opera un impatto significativo, ma molto basso: questo è in evidente contraddizione con quanto indicato dalla direttiva 92/43. Nel seguito del ragionamento si continua a confrontare l’impatto con altre opere giustificandolo con il dato che anche le altre producono impatto. Stesso percorso concettuale di confronto porta ad affermare “Anche la probabilità di impatto tra avifauna e cavi è all’interno del range abituale di qualsiasi installazione di cavi, che, se elettrici e scoperti, possono causare anche maggiori danni.” Nel merito dimostreremo più avanti come tale impatto può determinare l’estinzione di molte specie.

Si evidenzia pertanto come nella redazione dello studio d’incidenza non è stato tenuto in nessun conto quanto indicato da vari documenti ufficiali dell’Unione europea relativi alla elaborazione degli studi d’incidenza. In particolare la “Guida metodologica alle disposizioni dell’articolo 6,paragrafi 3 e 4 della direttiva Habitat• 92/43/CEE” (Comunità europee, 2002) indica che la previsione dell’impatto di un progetto dovrebbe essere formulata nell’ambito di un contesto strutturato (cfr. Morris e Therivel, 1995; Thomas, 1998). Ciò significa che i tipi d’impatto devono essere ordinati per categorie, generalmente simili alle seguenti:
__ effetti diretti e indiretti;

__ effetti a breve e a lungo termine;

__ effetti legati alla costruzione, al funzionamento e alla dismissione;

__ effetti isolati, interattivi e cumulativi.


Tra i vari metodi indicati nel documento sarebbe stato necessario utilizzare nello SVI in oggetto almeno i seguenti:
Le misurazioni dirette, per esempio delle zone di habitat perse o colpite e le conseguenti perdite di popolazioni delle specie, habitat e comunità.
I sistemi d’informazione geografica (GIS) sono impiegati per la creazione dei modelli di relazioni spaziale o per la mappatura delle aree sensibili o con perdita di habitat. I GIS sono creati con una combinazione di cartografia computerizzata, la memorizzazione di dati cartografici e la gestione di banche dati in cui sono memorizzati dati quali il tipo di destinazione del terreno e la sua inclinazione. Con i GIS è possibile visualizzare, combinare e analizzare velocemente tutte le variabili memorizzate. (Cfr. Allegato D di Morris e Therivel, 1995).
Le informazioni relative a progetti anteriori e analoghi possono rivelarsi utili, in particolare se durante tali progetti sono state formulate delle previsioni quantitative successivamente monitorate durante la fase operativa.
Il parere e le valutazioni di esperti ottenute da esperienze e perizie precedenti.
La descrizione e la correlazione: i fattori fisici (regime idrico, rumore) possono essere direttamente correlati alla distribuzione e al numero delle specie. Potendo prevedere le condizioni fisiche future, dovrebbe essere possibile predire la futura ripartizione delle specie in base ad esse.
L’analisi della capacità di carico (cfr. CEQ, 1997, pp. A-33-36) prevede la determinazione della soglia di stress entro la quale possono sussistere le funzioni delle popolazioni e degli ecosistemi. L’analisi della capacità di carico si basa sul riconoscimento dei fattori potenzialmente limitativi ed elabora equazioni matematiche atte a descrivere la capacità di resistenza della risorsa o del sistema in termini di soglie imposte da ogni fattore limitante.

G- La Valutazione d’impatto Ambientale e la Valutazione di Incidenza per singoli interventi, così come in corso di realizzazione per l’intervento in oggetto, ne inficia ogni validità, in quanto lo studio di VIA e di VI deve essere realizzata anche, sulla base di quanto prescritto ai sensi dalla direttiva 92/43 CEE art 6 comma 3 “Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo.” e anche ai sensi della normativa nazionale di recepimento DPR 375/97 art.5 comma 6 e120/2003 art. 6 comma 3. Lo stesso manuale “Guida al’Interpretazione dell’art. 6 della direttiva habita CEE 92/43” (Commissione Europea 2000) è chiaro in proposito: al par. 4.4.3. riporta “Una serie di singoli impatti ridotti può, nell’insieme produrre un impatto significativo. L’articolo 6, paragrafo 3, tratta questo aspetto considerando gli effetti congiunti di altri piani o progetti. Resta da determinare di quali altri piani e progetti si tratta. A tale riguardo, l’articolo 6, paragrafo 3, non definisce esplicitamente quali, altri piani e progetti, rientrino nel campo di applicazione della disposizione sugli effetti congiunti. È importante notare che, l’intenzione alla base della disposizione sugli effetti congiunti è quella di tener conto degli impatti cumulativi che spesso si manifestano con il tempo. In questo contesto, si possono considerare piani o progetti che siano completati; approvati ma non completati; o non ancora proposti.”

Si evidenzia, come nessuna analisi relativa alla sommatoria relativa ad altri piani ed interventi in corso o in corso di realizzazione viene svolta nel SIA e SVI elaborato.



H- In questo punto si analizza l’impatto prodotto dalla realizzazione del cosidetto “Volo d’Angelo”.

Esiste due tipologie principali d’impatto, quello dovuto alle persone che percorrono in “Volo d’Angelo” i cavi e quello dovuto alla collisione con gli stessi.

La presenza delle persone è un evidente disturbo per tutte le specie di uccelli presenti soprattutto durante la fase riproduttiva.

Il principale impatto prodotto è la mortalità per collisione, degli uccelli in volo, sui cavi sospesi tra i due paesi. Tali cavi hanno una lunghezza rilevante, complessivamente tra andata e ritorno ben 2,7 Km.

L’effetto prodotto da questi cavi sospesi è del tutto simile a quello dei cavi delle linee elettriche, principalmente quelle dell’alta tensione, per i quali è noto “l’effetto collisione” dovuto dall’impatto degli animali in volo contro i cavi sospesi (Waldschmidt, 1979; A.M.B.E., 1990; Penteriani, 1998).

Per certi versi questo effetto è ancora più pericoloso nel caso in oggetto, in quanto non esistono i piloni che rendono più visibile, sullo skyline, il tracciato dei cavi e perché attraversano una gola rocciosa, con pareti utilizzate per la riproduzione da molte specie rupicole. Per questo motivo nella redazione delle osservazioni si farà riferimento, per l’analisi dell’impatto, anche alla bibliografia riguardante tale problematica.

Tale impatto può assumere proporzioni enormi, a titolo di esempio si possono citare i seguenti casi (CODA, 1993; Ferrer et al., 1993; I.E.E./A.M.B.E., 1994; Ceccolini, in Penteriani 1998):


  • 700 uccelli morti per chilometro di linea elettrica in un anno in una zona umida olandese;

  • 250.000/300.000 uccelli morti ogni anno per collisione od elettrocuzione in Danimarca;

  • 1.000.000 di uccelli morti in un solo anno in Francia;

  • 5 aquile del Bonelli trovate morte nel 1991 in una popolazione francese numericamente inferiore alle 30 coppie, la cui produzione di giovani involati quell’anno fu di 15 individui;

  • 133 fenicotteri trovati morti nel dipartimento delle Bou-ches- du-Rhone in Francia tra il 1987 ed il 1992;

  • 2.000 uccelli morti ogni anno in 100 chilometri di linea elettrica nel Parco Nazionale del Coto Doñana in Spagna;

  • Un Falco pellegrino fu rinvenuto morto nel 1991 nei dintorni di Massa Marittima (GR) alla base di una linea elettrica per aver urtato con la fronte uno dei cavi;

  • 586 cicogne bianche trovate morte in Germania negli ultimi quaranta anni e la morte del 55% degli individui di questa specie in Danimarca imputabile alle linee elettriche.

Sebbene in linea generale l’impatto negativo di una linea elettrica nei confronti di una specie raramente possa arrivare a determinarne la scomparsa od a ipotecarne la presenza in una zona in cui prima questa era abbondante, talora può essere invece l’elemento determinante per la scomparsa di una popolazione in declino.

E’ quanto è avvenuto per il Gufo reale in gran parte del suo areale di distribuzione italiano, ma soprattutto là dove rimanevano nuclei numericamente ridotti ma ancora vitali.

L’aumento dell’elettrificazione rurale, verificatosi a partire dagli anni ’70, ha portato ad una pesante riduzione dei contingenti numerici locali, quando non ha determinato l’estinzione di piccoli nuclei da settori precedentemente non interessati dal passaggio di linee elettriche (Penteriani e Pinchera, 1990a, 1990b, 1991; Rigacci, 1992; Penteriani, 1996).

Questa specie è stata oggetto in molti Paesi d’Europa, di studi sull’impatto che gli elettrodotti potevano avere sulle sue popolazioni, tale specie è risultata a tal punto sensibile al rischio impatto sui cavi che questa può essere la principale causa di mortalità di una popolazione. Si è calcolato che, l’incidenza dell’impatto degli elettrodotti sul Gufo reale può colpire il 75% degli individui di questa specie presenti in una zona.

Questo rischio è particolarmente evidente per la popolazione di Gufo reale nidificante nella regione Basilicata data la bassa densità, infatti, nello studio “Rapaci di Basilicata” (Sigismondi, 1999) nel paragrafo relativo al Gufo reale viene indicato tra le principali “Minacce e Fattori Limitanti” per la specie, quella dovuta alla collisione con i cavi elettrici; lo studio in particolare riporta quanto segue “Attualmente sono noti due episodi relativi all’abbattimento d’individui da parte dell’uomo nella regione. Il primo, già segnalato riguarda l’abbattimento di un gruppo familiare; il secondo, più recente, è relativo all’estate del 1998 e riguarda la scoperta di due individui trovati morti nell’area delle Gravine di Matera. I due individui risultavano morti a causa di elettrocuzione avvenuta contro alcuni cavi elettrici presenti in zona (M. Visceglia com. pers.). Questo dato conferma quello che viene riportato in tutta la bibliografia di riferimento che individua proprio nell’elettrocuzione la principale causa di mortalità per la specie. Anche se non è possibile una correlazione diretta, mancando uno studio specifico, si evidenzia come dal monitoraggio effettuato sia emersa l’assenza della specie da tutti i siti riproduttivi (pareti) che presentavano nelle immediate vicinanze reti elettriche.

Il fatto che la mortalità causata dagli elettrodotti interessi in modo particolare i giovani ed i subadulti, e che arrivi in certi casi a colpire ben i 2/3 della fascia di età più bassa di una popolazione (A.M.B.E. et al., 1989; Benson, 1982; Olendorff et al., 1981), può causare enormi scompensi nella normale dinamica di una popolazione. La drastica riduzione di giovani sul territorio, elemento fondamentale per il naturale ricambio delle coppie riproduttrici, può arrivare a “congelare” numericamente la popolazione al momento dell’installazione della rete elettrica, decretandone il lento ma inarrestabile declino.

E’ stata anche osservata una mortalità differenziata a seconda del ciclo biologico degli uccelli: si è notato, ad esempio, un aumento della mortalità durante il periodo che precede la cova, in cui gli individui in riproduzione rivolgono prevalentemente la loro attenzione alla difesa del territorio, alle parate nuziali, agli accoppiamenti ed alla costruzione del nido, facendo meno attenzione a ciò che li circonda (Benson, 1982; Enderson e Kirven, 1979; McKernan in Baldridge, 1977).

Analogamente, i periodi concernenti l’involo dei giovani dai nidi e la concentrazione di folti gruppi di uccelli in aree particolari durante lo svernamento, vedono aumentare notevolmente la mortalità causata dalle linee elettriche (Benson, 1982; Newton, 1979; Olendorff et al., 1981).

Nello specifico del progetto in oggetto si evidenzia coma la posizione dei cavi, sospesi trasversalmente nella vallata che separa i due nuclei rocciosi per una distanza complessiva tra andata e ritorno di ben 2,7 Km, accentua notevolmente il pericolo di collisione, essendo questa una via preferenziale forzata di spostamento degli uccelli. Essi, infatti, nello spostarsi, sia solo per raggiungere il dormitorio dalle zone di alimentazione che durante una lunga migrazione, si servono di vie preferenziali di passaggio che permettono loro un più facile orientamento, un percorso più breve e meno dispendioso dal punto di vista energetico, una maggiore protezione e così via. Queste vie preferenziali di spostamento, che talora sono interessate da quantità numericamente molto elevate di individui, possono essere rappresentate da corridoi naturali quali gli alvei dei fiumi, le gole ed i valichi di montagna. Questa situazione orografica, che si presenta nell’intervento in oggetto, determina una grave accentuazione dell’impatto, in quanto è dimostrato come la comparsa di un elettrodotto in punti strategici per il passaggio degli uccelli può arrivare a causare delle perdite rilevanti sui contingenti locali (Penteriani, 1998).

I risultati di un’indagine specifica condotta in Francia nel 1989 (A.M.B.E. et al., 1989) sulle altezze di volo preferenziali degli uccelli e sul tipo di reazione che questi hanno nei confronti della presenza di una linea elettrica ad alta tensione, possono contribuire a fornire un’idea sull’importanza del fenomeno.

Va comunque considerato il fatto che le altezze di volo possono variare notevolmente anche in una stessa specie a seconda delle condizioni atmosferiche, delle fasce orarie, del tipo di attività in corso, ecc. Durante l’indagine fu notato che, nell’attraversare una linea elettrica, si verificavano delle variazioni nell’altezza di volo: gli uccelli che volavano alla stessa altezza dei fili od immediatamente al di sotto erano i più infastiditi dalla presenza dei fasci di cavi, con il risultato che ben il 7% degli individui faceva marcia indietro di fronte a questi.

Un fenomeno analogo può essere osservato qualora una linea elettrica si trovi a passare nelle immediate vicinanze, o ad attraversare, punti di particolare importanza per la sosta e/o la riproduzione degli uccelli come dormitori, garzaie, bacini lacustri interessati da importanti fenomeni di svernamento per gli uccelli acquatici (Faanes, 1987), pareti rocciose, ecc.

I venti dominanti e talune condizioni atmosferiche sono fattori che possono aumentare localmente l’impatto negativo degli elettrodotti, sia per quanto riguarda l’elettrocuzione che la frequenza degli impatti contro i conduttori (Penteriani, 1998).

L’intensità locale dei venti risulta essere un altro fattore determinante la frequenza delle morti per elettrocuzione e per collisione. Venti particolarmente forti possono destabilizzare il corretto assetto di un individuo che atterra su di un pilone o parte da esso, aumentandone la probabilità di determinare il contatto; possono inoltre aumentare il rischio di collisione contro i conduttori in quanto limitano le capacità di volo ed i cambi di traiettorie repentini: in giornate di vento molto forte sono state osservate vere e proprie decimazioni di stormi di uccelli per urto accidentale contro i cavi (A.M.B.E., 1991).

Anche la nebbia aumenta di molto il rischio di collisione contro gli elettrodotti, riducendo fortemente la visibilità, peraltro già minima, dei conduttori (Kochert in Baldridge, 1977; Krapu, 1974; Stout e Cornwell, 1976; Thomas Reid Associates 1980; Thompson, 1978): il lasso di tempo che passa tra percepire ed evitare l’ostacolo è infatti molto ridotto e non sempre sufficiente ad evitare l’urto. Nella Valle del Mezzano (FE) numerose oche svernanti cadono vittime ogni anno, durante le giornate di nebbia, per la collisione contro i cavi di una linea AT (Boldreghini, Casini e Tinarelli, 1988). Tutti questi fattori meteorologici negativi sono frequentemente presenti nell’area delle Dolomiti Lucane, pertanto l’effetto collisione sarà ancora più accentuato.

Nel caso di una delle specie oggetto degli impatti, il Lanario, si evidenzia ad es. come nel Piano d’Azione per la sua conservazione prodotto da BIRDLIFEINTERNATIONAL per la UE, viene indicata tra le principali minacce e fattori limitanti per la specie proprio la “Collisione con le linee elettriche”. Ecco quanto riportato nel documento:
Electrical power-lines

Electrocution from power-lines has been noted as a problem for several raptors species (Penteriani 1996), and is known to have affected the Lanner Falcon in Abruzzo (Italy) and Israel (De Sanctis and Hatzofe pers.comm.). Also, in some areas of Sicily the disappearance of the falcon coincided with the erection of power-lines across valleys. Presently, however, this does not seem to be a widespread threat for the species.

Importance: Medium/locally high




I- il problema della costruzione della “Via Ferrata” presenta impatti e problematiche molto rilevanti dovuti al disturbo di attività di arrampicata ed escursionismo sui siti riproduttivi delle specie rupicole.

Questa installazione, infatti, contiene varie tipologie di opere e attrezzature che saranno installate sulle pareti rocciose determinando un disturbo antropico in aree dove attualmente nidificano numerose specie rare rupicole d’interesse comunitario.

Tale problematica è sentita in molte aree protette e non solo, dove, a causa del rilevante impatto, l’arrampicata viene regolamentata o vietata nelle aree particolarmente sensibili a causa della presenza di siti riproduttivi di specie rupicole, dopo appropiati studi; al riguardo si citano:


  • Legge della Regione MARCHE L.R. n° 17/95 all’art. 5 che riporta al comma 2: “Per la protezione dell’aquila è fatto divieto, nel periodo di nidificazione che va dall’1 febbraio al 31 agosto, di effettuare pratiche alpinistiche sulle pareti su una fascia di almeno trecento metri dai nidi di aquila reale.”;




  • Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi – Determinazione Dirigenziale N. 29 del 04.05.2004 - Regolamentazione provvisoria dell’accesso alle pareti di roccia nel territorio del Parco




  • Regolamento per le attività di arrampicata nel territorio del parco Nazionale del Gargano - deliberazione del consiglio direttivo n°46 del 31/10/2000, riporta all’art. “2. Nell’ambito del Parco Nazionale del Gargano le attività di arrampicata sportiva o di qualunque altro genere, di palestra di roccia e similari, di seguito definite attività di arrampicata, sono vietate. E’ fatta eccezione per le aree di seguito specificate, con tempi e modalità secondo i seguenti articoli e comunque dopo rilascio di autorizzazione da parte dell’Ente Parco Nazionale del Gargano;




  • Nel Calendario Venatorio annata 2003-2004 della Regione Puglia, in riferimento all'art.11 "Limitazioni e divieti", secondo capoverso "Ai sensi dell'art.33 punto 9 della predetta legge regionale è vietato esercitare attività di roccia sulle pareti delle gravine e delle doline carsiche nel periodo di riproduzione dell'avifauna (1 febbraio – 30 luglio);

Il Club Alpino Italiano (CAI) nel suo codice di autoregolamentazione delle attività in montagna, ha prodotto un documento denominato “Le Tavole di Courmayer” dove affronta il problema dell’arrampicata affermando “Si deve limitare l’apertura di nuove palestre avendo cura di considerare - prima di farlo - l’impatto sulla flora e sulla fauna , attenendosi al parere di persone competenti e disinteressate, e del Gruppo di lavoro istituito dal CAI.”

Bardi A. nel suo articolo “Da un’ottica di sistema ad un’ottica di rete: una nuova visione per la gestione dei parchi in Italia, tre ipotesi di rete per la promozione del turismo” (DOSSIER ATTENZIONE Dicembre 1999) indica chiaramente la necessità di regolamentare anche a fini turistici tale attività, Per quanto riguarda l’arrampicata, sport al quale possono essere associati flussi turistici consistenti anche di stranieri in aree particolarmente favorevoli per questo sport in stagioni quali la primavera e l’autunno, è bene distinguere tra le attività ad alta quota e quelle a bassa quota.

La regolamentazione e quindi sostanzialmente la localizzazione delle prime in aree non sensibili, se presenti, è dovuta al disturbo che può essere provocato da arrampicatori e soprattutto concentrazioni di essi con danni alla fragile flora rupicola e grave disturbo all’avifauna nidificante: sono noti infatti casi di nidificazioni di uccelli rapaci non andate a buon fine a causa del disturbo arrecato alle pareti rocciose dagli arrampicatori che vi si erano concentrati.

Nel Parco nazionale degli Ecrins, in Francia, una speciale commissione autorizza l’apertura di nuove vie per l’arrampicata dotate di chiodi fissi in relazione all’impatto che queste possono provocare.

Alle quote più basse, dove più abbondanti sono le specie di flora e fauna presenti sulle pareti, questo problema può essere particolarmente grave.

E’ per questo che dovranno essere identificate le pareti non interessate da nidificazioni di uccelli da rapaci e non ospitanti flora rara o minacciata, dove far concentrare gli arrampicatori, sia con il divieto di arrampicata nelle pareti sensibili, ma soprattutto con strutture e servizi in grado di favorire le pareti prescelte quali parcheggi, vicinanza di ostelli e campeggi, distribuzione gratuita di guide alle diverse vie di arrampicata con indicazione del grado di difficoltà.
In alcuni casi come nel “Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili”, con Deliberazione n. 39 del 27/03/2003, è stato approvato un progetto dal titolo “Approvazione progetto preliminare di massima riqualificazione sito arrampicata monte Morra. Richiesta contributo alla regione Lazio ambito docup. obb. 2 Lazio 2000 – 2006”, in cui addirittura si riqualifica una via di arrampicata attraverso la dismissione di chiodi ed altre attrezzature d’arrampicata, oltre ad altri interventi di restauro ambientale.

Relativamente alla bibliografia scientifica numerosissime sono le indicazioni che evidenziano l’impatto dell’arrampicata sui rapaci rupicoli. Si veda tutta la serie delle pubblicazioni della rivista del FIR, Newton (1979), Liberatorie Massa (1992), per la Basilicata si ricordano le pubblicazioni di Sigismondi (1996, 1999, 2003) ecc.

Nel Libro Rosso degli animali d’Italia (Bulgarini, et al. 1998) l’arrampicata viene individuata quale fattore di minaccia per: Capovaccaio, Gufo reale, Corvo imperiale.

Nella Lista Rossa della fauna del Parco Nazionale del Gargano (Sigismondi, 2003c) l’arrampicata viene individuata quale fattore di minaccia per: Lanario, Falco Pellegrino, Capovaccaio, Corvo imperiale.



Nello specifico delle specie presenti si evidenzia come nel Piano d’Azione sul Lanario prodotto da BIRDLIFEINTERNATIONAL per la UE, viene evidenziato tra le principali minacce e fattori limitanti per la specie il “Disturbo dei rocciatori e dei turisti”. Ecco quanto riportato nel documento:

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