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Misure di tutela e conservazione


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RETE NATURA 2000 REGIONE BASILICATA

MISURE DI TUTELA E CONSERVAZIONE

- primo report-

ATO 11

IT9220135 Gravina di Matera

GIUGNO 2011


SIC IT9220135 Gravina di Matera


RETE NATURA 2000 REGIONE BASILICATA

SCHEDA DI SINTESI DEL RAPPORTO N° 1


Data : 30/6/2011

Area numero : 11

Denominazione: Gravina di Matera

Capo Area: Maurizio Cutini
Gruppo di lavoro:

Nome

Sito

Ruolo

Cutini Maurizio

Gravina di Matera

botanico

Andrisani Adriano

Gravina di Matera

agronomo

Gargaro Annunziata

Gravina di Matera

zoologo

Lazzari Silvestro

Gravina di Matera

geologo

Migliori Raffaele

Gravina di Matera

ingegnere

Montemurro Mariangela

Gravina di Matera

ingegnere

Perrupato Antonio

Gravina di Matera

zoonomo

Petrelli Antonella

Gravina di Matera

forestale

Tarasco Saverio

Gravina di Matera

forestale










Inoltre hanno collaborato:







Cancellieri Laura




botanico

Misano Giuseppe




forestale

Santarcangelo Vito




zoologo


Temi

Autori

Zoologia

Gargaro Annunziata (con il contributo di Santarcangelo Vito)

Botanica

Cutini Maurizio (con il contributo di Cancellieri Laura e Misano Giuseppe)

Zootecnia

Perrupato Antonio, Andrisani Adriano

Agronomia

Andrisani Adriano, Perrupato Antonio

Impatti Ambientali

Migliori Raffaele, Montemurro Mariangela (con il contributo di Santarcangelo Vito)

Selvicoltura

Petrelli Antonella, Tarasco Saverio (con il contributo di Misano Giuseppe)

Geologia

Lazzari Silvestro

AUTOVALUTAZIONE SUL LAVORO SVOLTO
ANALISI GENERALE E ORGANIZZAZIONE DEL GRUPPO DI LAVORO

Il gruppo di lavoro relativo all’Area 11 risulta costituito da 9 unità (1 responsabile e 8 rilevatori) suddivisi secondo determinate competenze (1 botanico, 2 forestali, 1 geologo, 1 zoologo, 1 zoonomo, 2 ingegneri, 1 agronomo). Successivamente agli incontri organizzati dalla Regione, in linea con quanto indicato dalla Cabina di Regia e l’Ufficio Tutela della natura, attraverso alcuni incontri avvenuti nel 2010 e 2011, il gruppo si è incontrato più volte (sia a Potenza che a Matera) allo scopo di focalizzare gli obiettivi per la redazione delle Misure di Conservazione, partendo dal materiale prodotto nella fase di Monitoraggio (dallo stesso gruppo, anche se in mancanza di alcune componenti). I sopralluoghi ed i campionamenti effettuati dalle diverse componenti sono continuati in completa autonomia ed utilizzando anche contatti presi localmente in particolare con l’Ente Parco, il Centro di Educazione Ambientale, il Corpo Forestale dello Stato, il Comune di Matera. La comunicazione tra i componenti del gruppo è avvenuta sia telefonicamente che attraverso le mail (attraverso riassunti delle riunioni, schemi metodologici, indicazioni sugli habitat) in modo che a tutto il gruppo sia stato assicurato il massimo delle informazioni disponibili. E’ stata inoltre favorita la connessione tra le diverse componenti del gruppo sia attraverso uscite in campagna congiunte ed eventuali connessioni su temi specifici (esempio relativamente agli affetti di alcuni disturbi evidenziati nell’area del SIC.

Analogamente alla fase del Monitoraggio, i rapporti con l’Ente Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano sono stati proficui (grazie all’interessamento e alla disponibilità di Vito Santarcangelo). Sono state ottenute tutte le autorizzazioni necessarie per le percorrenze all’interno del territorio e per il prelevamento di materiale biologico (specie, parti di esse, tracce, etc.), e avuto a disposizione il materiale specialistico, di notevole utilità per l’approfondimento di alcune componenti e per la stesura delle Misure di Conservazione (in particolare il Progetto LIFE 99/NAT/IT/006279 “Verifica della Rete Natura 2000 in Italia e modelli di gestione”, il Piano di gestione dei SIC e ZPS IT9130007 (Area delle Gravine; IT9220135 (Gravine di Matera); la Relazione della Società Botanica Italiana).

Di seguito, in modo sintetico, le indicazioni sulla metodologia e le attività svolte da ogni singola componente.


SETTORE BOTANICO

Partendo dai dati e dalle osservazioni raccolte nella fase di Monitoraggio, è stato possibile approfondire la conoscenza delle diverse tipologie vegetazionali presenti nel SIC grazie all’esistenza di una buona quantità di dati inediti (MISANO & DI PIETRO), messi a disposizione da Giuseppe Misano, ed editi (MEDAGLI & GAMBETTA, 2003; FASCETTI & NAVAZIO, 2007; DI PIETRO & MISANO, 2009; DI PIETRO & MISANO, 2010). Sono stati effettuati alcuni rilievi fitosociologici sulle principali tipologie vegetazionali individuate all’interno del SIC espressive degli habitat identificati nel SIC, allo scopo di evidenziare i rispettivi caratteri floristici e vegetazionali, necessari alla valutazione della consistenza e dello stato di conservazione degli habitat stessi. Nello specifico, non è stato possibile documentare con alcun rilievo l’habitat 8310, per ovvie motivazioni (Grotte non ancora sfruttate a livello turistico) e 92A0 (Foreste a galleria di Salix alba e Populus nigra), in quanto presente in modo alquanto frammentario (non rilevabile dal punto di vista fitosociologico) ed oltretutto, danneggiato dall’ondata di piena che ha attraversato la gravina in tutta la sua lunghezza (marzo 2011), danneggiando la scarsa vegetazione presente sul fondo. Sono state inoltre effettuate alcune immagini fotografiche relative alla flora, alla vegetazione, agli habitat e al paesaggio, utili alla descrizione e alla rappresentazione della variabilità ambientale del territorio del SIC, alcune delle quali risultano inserite nel portale appositamente realizzato dalla Regione Basilicata.

Sulla base dei dati raccolti ed utilizzando il materiale esistente, è stato possibile articolare il quadro conoscitivo dei singoli habitat, individuando gli Elementi di pregio, gli Elementi caratterizzanti (utilizzando le diagnosi e le caratterizzazioni contenute sia nell’Interpretation Manual of European Union Habitats, ver. EUR 27, 2007 e sia nel Manuale Italiano di Interpretazione degli Habitat della Direttiva 92/43/CEE, BIONDI et al., 2009). Attraverso la valutazione dei dati esistenti a scala europea contenuti in siti appositi habitat per habitat (secondo la suddivisione biogeografica, così come previsto dalla Direttiva 43/92/CEE)(http://biodiversity.eionet.europa.eu/article17/speciesprogress), è stato possibile indicare i diversi caratteri richiesti relativi allo stato di conservazione. Ulteriori informazioni sono state desunte da altre fonti (PIGNATTI et al., 2001; PETRELLA et al., 2005).

A completamento del lavoro, sono state redatte schede indicative per ogni habitat, secondo lo schema indicato dalla Cabina di Regia, contenenti diversi caratteri delle singole vegetazioni espressive gli habitat (Distribuzione, Esigenze ecologiche, etc.) utilizzando la bibliografia precedentemente menzionata e diverse fonti specialistiche descrittive i caratteri floristici e vegetazionali peninsulari. Analogamente sono state compilate le diverse schede relative alle entità floristiche di particolare interesse floristico e biogeografico presenti all’interno del SIC e particolarmente espressive di alcuni habitat presenti.

La seconda parte del Report è stata compilata tenendo in considerazione tutti i fenomeni interferenti il sito (considerando anche quelli identificati nelle immediate vicinanze, all’esterno del perimetro del SIC) e valutando l’impatto degli stessi nei confronti a categorie prestabilite rappresentative (Uccelli, Mammiferi, Piante, etc.), allo scopo di far emergere le dinamiche principali, i gruppi maggiormente interessati da determinati fenomeni e poter, in un secondo tempo (ultimo Report), sviluppare determinate strategie di azione. Infine, anche se non di secondaria importanza, questa fase “sintetica” di valutazione multicomponenti potrà senz’altro essere di utile ausilio per il confronto tra siti vista la relativa standardizzazione degli eventi che avvengono nei siti stessi, nella speranza di una gestione “centralizzata” in sede regionale, che possa tener conto delle diversità locali all’interno però di un’unica politica gestionale e conservazionistica regionale.
SETTORE ZOOLOGICO

Il lavoro svolto per la stesura del primo report della fase denominata “Misure di Tutela e Conservazione” ha avuto inizio partecipando alle riunioni tenutesi con la Cabina di Regia e la Regione Basilicata (pur essendo la nostra ATO ancora impegnata nella fase di Monitoraggio). Il prosieguo ha visto diversi incontri tra i componenti del gruppo di lavoro, coordinati dal responsabile, per la suddivisione dei compiti e una più approfondita analisi sul lavoro da svolgere.



Si è partiti proprio dai dati rilevati durante la fase di Monitoraggio e nello specifico, per quanto riguarda gli aspetti faunistici, sono state redatte le schede di specie ritenute più significative, con l’aiuto di quelle messe a disposizione sul portale (www.retecologicabasilicata.it), inserendo verifiche ed integrazioni opportune per la specificità del SIC. Inoltre per la redazione delle tabelle a semaforo è stata riportata solo una valutazione a livello della Regione Biogeografica Mediterranea scaturita, per gli uccelli, dalla pubblicazione “Valutazione dello stato di conservazione dell’avifauna italiana” (LIPU 2009), e per gli altri gruppi da “HABITATS DIRECTIVE ARTICLE 17 REPORT (2001 – 2006 )” e disponibile nella banca-dati di Eionet - European Topic Centre on Biological Diversity (http://biodiversity.eionet.europa.eu/article17/speciesprogress). Non è stato possibile effettuare una valutazione a livello del SIC in quanto risulterebbe necessario un più adeguato e minuzioso monitoraggio su ogni singola specie.

Si sono resi necessari diversi incontri con esperti del settore presso la sede dell’Ente Parco della Murgia Materana (in particolare con il Dott. Vito Santarcangelo), vista la difficoltà di trattare adeguatamente tutta la componente zoologica relativa al SIC (anche a fronte di specifiche richieste di ampliamento dei campionatori di area zoologica più volte segnalata Regione Basilicata). Gli incontri hanno avuto esito positivo, risultando notevolmente preziosi sia per l’aiuto diretto fornito nella compilazione delle schede e nelle informazioni specifiche su determinati gruppi e anche per la messa a disposizione di specifica bibliografia relativa alla componente faunistica del Parco, oltre ad altre numerose informazioni a carattere generale.

Inoltre è stata consultata e analizzata altra specifica bibliografia precedentemente raccolta e consultate alcune banche dati informatizzate (IUCN Red List, ecc.) e raccolta la documentazione inerente il quadro normativo per ciò che riguarda la fauna a livello europeo, nazionale e locale.
SETTORE GEOLOGICO

Il rilevamento geologico ha riguardato l’area del SIC ed un adeguato contorno consentendo di inquadrare la configurazione geologica, geomorfologica ed idrogeologica dell’intero ATO, di cui è stata individuata non solo la configurazione geostrutturale generale, quanto gli aspetti di positività e di criticità esistenti, inerenti questi temi.

Tali aspetti richiedono misure dirette ed indirette, materiali ed immateriali di tutela e salvaguardia di un sistema di geotopi certamente unico, in cui l’azione dell’uomo ha inciso in maniera originale, determinando degli aspetti unici degni di un sito protetto dall’UNESCO.

Gli studi sul terreno sono stati integrati da ricerche bibliografiche e cartografiche, di cui sono state fornite adeguate indicazioni, nonché da immagini spaziali riprese da aereo e da satellite. Sono state utilizzate altresì, per quanto riguarda l’esatta georeferenziazione delle immagini, tecniche ed attrezzature GPS facenti parte di un sistema di monitoraggio ambientale avanzato denominato SIMONA (Sistema di Monitoraggio Ambientale – http://www.cedateuropa.eu/simona).

Alcune problematiche, quali ad esempio quelle connesse alla stabilità dei versanti, all’inquinamento ed alle cave, risultano di non semplice soluzione, per via di preesistenze strutturali, di un diffuso uso improprio del territorio e dei costi necessari alle attività di risanamento. Pertanto l’indagine geologica ha avuto il risultato non solo di indicar i problemi, quanto di suggerire soluzioni, senza tuttavia poter indicare priorità e costi che necessitano di approfondimenti e strumenti che in questa fase non sono disponibili.
SETTORE AGRONOMICO

Il lavoro svolto è stato incentrato sullo studio agronomico dell’area del SIC. Dopo aver fatto alcuni sopralluoghi mirati all’approfondimento delle conoscenze del sito, della sua perimetrazione, della tipologia di uso del suolo e della sua caratterizzazione colturale, grazie anche alla collaborazione con altre componenti del gruppo (in particolare con la componente zoonomica). In proposito sono state individuate gran parte delle aziende presenti che in una fase successiva sono state analizzate analiticamente grazie ai dati raccolti in precedenza nell’ambito del Censimento generale dell’agricoltura (ISTAT 2010).

I terreni agricoli che ricadono nel sito “Le due gravine” di Matera hanno un’estensione media di circa 50 Ha che comunque supera l’estensione dell’azienda agricola media italiana che si aggira intorno ai 7- 8 Ha. Le aziende agricole analizzate hanno un 70% di terreni destinati al pascolo che utilizzano per il soddisfacimento nutrizionale dei propri allevamenti di ovini, caprini, bovini o equini a seconda dell’azienda o che affittano ai transumanti provenienti dalla provincia di Potenza. Sono pascoli che offrono un ottimo apporto nutrizionale soprattutto in questi ultimi anni per le abbondanti precipitazioni avvenute, ma che comunque sono soggetti ancora ad un eccessivo carico di animali (cfr. Piano di gestione). Il 25% dei terreni è destinato alla coltivazione di cereali quali grano, orzo e avena ed alla coltivazione di foraggere, mentre il 3% è occupato da boschi. Il 2% è destinato alla coltivazione dell’oliveto che si è sempre più diffuso in seguito alle attività di spietramento verificatesi negli ultimi anni.

E’ possibile trovare anche dei mandorleti in cattivo stato che comunque ne caratterizzano il paesaggio.

La tipologia di azienda agricola caratterizzante il territorio di Matera non è in grado di determinare attività intensive ed impattanti soprattutto perché non ci sono terreni irrigui nell’area del SIC, di conseguenza viene praticata la monocoltura (quindi cereali su cereali o cereali su leguminose) come il favino che è una coltivazione azotofissatrice che permette un minor uso di concimi chimici come l’urea (al 46%) o il fosfato bi ammonico (18-46%) che sono tra i più usati nella zona.

Negli ultimi anni le attività di spietramento effettuate da alcune aziende all’interno del sito per la coltivazione di cereali e colture arboree hanno alterato la struttura dei suoli ed il loro equilibrio pedogenetico determinando la perdita di habitat per molte specie di uccelli, ma allo stesso tempo hanno dato ordine a siti abbandonati particolarmente aspri.

Ordine che è possibile solo in alcuni casi intravedere nei confronti dei muretti a secco caratteristici del territorio murgivo ma che nel territorio materano è completamente lasciato a se stesso; su queste tematiche si auspica l’interessamento degli enti locali e/o regionali (che non sono mai intervenuti con finanziamenti specifici), analogamente a come è stato fatto in Puglia per il loro ripristino.

Le aziende agricole sono condotte in maggioranza da coltivatori anziani e prossimi alla pensione se non già pensionati ma che continuano ancora la coltivazione del loro fondo. Possiamo concludere dicendo che l’agricoltura di tipo estensivo praticata all’interno del Parco della Murgia non sembra essere impattante anche a fronte dell’immissione nel territorio di pesticidi e concimi chimici che non sembra essere significativa (se considerata rispetto al totale dell’area protetta).

L’attività agricola è importante soprattutto ai fini paesaggistici e culturali visto il rapporto diretto tra uomo e la terra che permette di mantenere intatte la tradizioni della città di Matera dove l’agricoltura ha ancora un ruolo determinante.
SETTORE ZOOTECNICO

Le analisi sono state condotte per buona parte sul campo utilizzando anche conoscenze di alcuni componenti del gruppo. Nella fase di redazione del primo report delle misure, sulla scorta del formulario realizzato nella precedente fase di monitoraggio, è stato redatto un documento sulle caratteristiche zootecniche delle aziende presenti nel territorio di Matera. Le indagini sono state svolte sia con ripetute visite aziendali (anche se molte volte in azienda non si trovava nessuno) sia attraverso notizie apprese sia organi ufficiali di controllo. Successivamente è stata effettuata una prima valutazione dell’importanza delle attività zootecniche sulla base di ripetuti sopralluoghi nell’area del SIC, e successivamente anche attraverso il supporto dell’azienda sanitaria locale (ASM, Servizio Veterinario area A dell’associazione allevatori di Matera, per verificare le informazioni raccolte. Sulla base di tali analisi e delle informazioni raccolte sono state effettuate le considerazioni sull’attività zootecnica riportate nella relazione sugli impatti allegata.

Per l’analisi della situazione generale dell’agricoltura sono stati utilizzati anche i dati forniti dal Censimento dell’Agricoltura Istat del 2000, relativamente all’area interessata. L’indicatore Pascolo e zootecnica rileva il numero di capi bestiame allevati, consentendo di valutare la pressione che le aziende ad indirizzo zootecnico esercitano sull’ambiente. L’obiettivo di questo indicatore è la determinazione del carico di bestiame e delle modalità di utilizzo del pascolo. Per quanto riguarda il carico bestiame un’analisi complessiva è stata realizzata calcolando le Unità Bovine Adulte (UBA) e rapportando i valori in UBA con la superficie agricola a seminativi di ogni azienda. I coefficienti impiegati per il calcolo sono quelli stabiliti in base alle prescrizioni indicate nel Piano di gestione del Parco che prevede 1 capo grosso bovino ogni 3 ha (0,33 UBA/ha/ anno), 1 capo equino ogni 5 ha (0,2 UBA/ha/ anno), 9 capi ovini e/o caprini per ha/anno (cfr. relazione specifica allegata).

SETTORE FORESTALE

Il lavoro svolto è stato articolato in due fasi. Nella prima sono stati interpretati e valutati i dati emersi durante la fase di monitoraggio, utili alla stesura del primo report. Questa fase ha riguardato una serie di incontri con i responsabili degli uffici preposti degli Enti gestori e proprietari del patrimonio forestale. E’ da sottolineare la poca disponibilità a fornire i dati richiesti in questa fase da parte di alcuni uffici interpellati. Gli Enti interpellati sono: Ufficio Patrimonio del Comune di Matera, Corpo Forestale dello Stato, Ente Parco della Murgia Materana, Centri Visite ufficiali del Parco della Murgia.

La seconda fase, invece, è stata espletata con l’individuazione degli indicatori forestali e dei fattori di rischio per le zone boscate rientranti nel SIC. Lo studio della componente forestale è stato orientato ed organizzato per individuare e definire i caratteri più rappresentativi della struttura e delle dinamiche evolutive delle aree boscate. Trattandosi di lembi di bosco con esclusiva funzione protettiva, e non produttiva, non sono stati presi in considerazione parametri dendroauxometrici, ma è stata svolta una valutazione qualitativa, soffermandosi sugli aspetti connessi alla struttura, alla composizione e alla gestione forestale.

Il quadro conoscitivo del SIC e la valutazione dello stato di conservazione (ovvero i primi due capitoli del presente report) sono stati redatti utilizzando i report redatti durante la fase di progetto denominata "monitoraggio", nonché banche dati, studi di base (geologici, floro-vegetazionali, faunistici ed agronomici) e strumenti di pianificazione in possesso delle amministrazioni regionale e provinciale e dei comunali, integrati dai dati reperibili nella letteratura scientifica e da informazioni inedite raccolte durante i sopralluoghi in campo o fornite da esperti e professionisti.

I primi due capitoli della presente relazione (cfr. 2.3 Indicatori forestali) hanno per finalità una "verifica di idoneità" dei siti, in applicazione dei parametri disciplinati dalla direttiva habitat; in particolare, per ciascun tipo di habitat naturale (allegato A al DPR 357/97 e smi) e ciascuna specie (allegato B al DPR 357/97b e smi), vengono evidenziati il grado di rappresentatività ed il livello di conservazione, sulla base di opportuni indicatori e di expert-based assessment

Ulteriori indicazioni metodologiche sono contenute nell'iter metodologico approntato dalla cabina di regia e a singole sezioni del presente report. Ad esse si rimanda per ulteriori dettagli ed approfondimenti (cfr. relazione specifica allegata).
SETTORE INGEGNERIA-IMPATTI

In questa prima fase sono stati approfonditi alcuni elementi di interesse naturalistico-ambientale. L’approfondimento è stato effettuato seguendo le linee guida proposte dalla Cabina di Regia, ed ha implicato le seguenti fasi:

A. Elaborazione/analisi dell’inventario normativo riferito ai SIC.


  1. B. Elaborazione dello stato di conservazione e lo studio/analisi di una matrice di indicatori secondo il modello DIPSR;

Durante questa prima fase di attività i problemi riscontrati sono stati:

  • trasferimento dei dati acquisiti in fase di monitoraggio per poi essere utilizzati nella fase di misure

  • reperibilità di documenti e dati ambientali presso enti.

Il quadro conoscitivo del SIC e la valutazione dello stato di conservazione sono stati redatti utilizzando i report redatti durante la fase di progetto denominata "monitoraggio", nonché banche dati, studi di base (di monitoraggio ambientale dell’area in oggetto) e strumenti di pianificazione in possesso dell’amministrazione regionale e provinciale e del Comune (cfr. relazione specifica allegata).
ASPETTI CRITICI E RICHIESTE SPECIFICHE
Diverse risultano le problematicità occorse nel corso dello svolgimento dei lavori. In particolare alcune componenti (agronomica e forestale) sono state contrattualizzate nel maggio 2011, con evidente ritardo rispetto al quadro organizzativo iniziale e soprattutto allo svolgimento dei lavori, determinando alcuni problemi organizzativi, il poco tempo a disposizione per la raccolta dei dati, il confronto tra le diverse componenti e la redazione e consegna delle relazioni relative.

Si sottolinea, inoltre, le mancanze fondamentali di un botanico (e di un cartografo) nel gruppo, elementi che hanno rallentato le attività, rendendo particolarmente oneroso il lavoro del responsabile (che ha dovuto colmare la mancanza di un botanico nel gruppo, occupandosi direttamente di tutta la fase preliminare di campagna, e parzialmente del campionamento della vegetazione); rallentate, di conseguenza, sono risultate le fasi di stesura dei documenti (consegnati con ritardo) all’interno dei quali risultano mancanti alcuni documenti (cartografici in particolare). In alcune fasi si è reso necessario il coinvolgimento di professionisti esterni al gruppo (pur nella numerosità del gruppo stesso) e l’investimento di risorse (anche economiche) per l’effettuazione di alcune parti irrinunciabili per la continuazione dei lavori (campionamento della vegetazione). Risultando mancanti le cartografie non è stato possibile fornire i dati cartografici richiesti dalla CdR su cui poter calcolare gli indicatori spaziali.

Si segnala, infine, il mancato coordinamento e messa a disposizione (come previsto all’inizio dei lavori) di tutti gli studi e le relazioni a carattere ambientale esistenti per l’area di studio (piani, valutazioni, relazioni ambientali, etc.), che sarebbero risultate molto preziose nella fase iniziale di organizzazione del lavoro e di messa in evidenza delle criticità principali. Alcune componenti del gruppo hanno evidenziato la necessità di poter disporre di lettere di incarico redatte direttamente dal Dipartimento Ambiente Ufficio Rete Natura che possa attestare il nostro incarico per l’Ente Regionale al fine di facilitare e rafforzare la richiesta di informazioni presso enti pubblici e privati.

Si ravvisa, inoltre, la scarsa interazione tra i referenti della CdR e il gruppo, elemento che avrebbe permesso senz’altro la crescita professionale del gruppo stesso, favorendo la corretta impostazione di alcune fasi cruciali del lavoro.

Rispetto ai pagamenti sussistono ancora i problemi già segnalati nella fase finale del Monitoraggio, elemento che ha creato qualche malumore e legittimi risentimenti che hanno pesato sull’avanzamento dei lavori e sulle richieste volta per volta avanzate dal responsabile ai componenti del gruppo.

METODOLOGIA
La metodologia adottata è coerente con i documenti di riferimento prodotti dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio, nonché con quelli elaborati a livello regionale, ed in particolare:


  • Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, Servizio Conservazione della Natura. Manuale per gestione dei Siti Natura 2000;

  • Documenti Comunità Europea, 2000. La gestione dei siti della rete Natura 2000. Guida all’interpretazione dell’articolo 6 della direttiva «Habitat» 92/43/CEE;

  • Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 3 settembre 2002. Linee guida sui piani di gestione delle aree SIC, pubblicato sulla G.U.R.I. n. 224 del 24 settembre 2002;

  • Manuali e linee guida 26/2003 - APAT. Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici. Istituto Nazionale Urbanistica (APAT-INU). Gestione delle aree di collegamento ecologico funzionale - Indirizzi e modalità operative per l’adeguamento degli strumenti di pianificazione del territorio in funzione della costruzione di reti ecologiche a scala locale;

  • Decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali del 21 dicembre 2006. Disciplina del regime di condizionalità della PAC e abrogazione del D.M. 15 dicembre 2005, pubblicato sul Suppl. Ordinario della G.U.R.I. n. 301 del 29 dicembre 2006;

  • Documento di lavoro del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Aspetti applicativi della Direttiva 79/409/CEE e della Direttiva 92/43/CEE (Atto A1 e Atto A5) nel quadro della condizionalità;

  • Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 17 ottobre 2007. Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e a Zone di Protezione Speciale (ZPS), pubblicato sulla G.U.R.I. n. 258 del 6 novembre 2007;

  • DGR n. 978 del 4/06/2003 “Pubblicazione dei siti Natura 2000 della Regione Basilicata”, attività ed azioni inerenti il Complemento di Programmazione del POR Basilicata 2000/ 2006;

  • Quadro Comunitario di Sostegno Obiettivo 1 2000/2006 - (QCS 3.2 Asse I – Risorse Naturali) - Strategia del QCS per la Rete Ecologica, nuovi indirizzi e criteri di attuazione -

  • DGR n. 1484/06 (proposta di costituzione dell’Osservatorio regionale degli habitat naturali e delle popolazioni faunistiche).

Il quadro conoscitivo del SIC e la valutazione dello stato di conservazione (ovvero i primi due capitoli del presente report) sono stati redatti utilizzando i report elaborati durante la precedente fase di Monitoraggio, nonché attraverso banche dati, studi di base (geologici, floro-vegetazionali, faunistici ed agronomici) e strumenti di pianificazione in possesso delle amministrazioni regionali e provinciali e dei comunali, integrati dai dati reperibili nella letteratura scientifica specialistica e da informazioni inedite raccolte durante i sopralluoghi in campo o fornite da esperti e professionisti.

I primi due capitoli del presente report hanno per finalità una "verifica di idoneità" dei siti, in applicazione dei parametri disciplinati dalla Direttiva “Habitat”; in particolare, per ciascun tipo di habitat naturale (allegato A al DPR 357/97 e smi) e ciascuna specie (allegato B al DPR 357/97b e smi) sono stati evidenziati il grado di rappresentatività ed il livello di conservazione, sulla base di opportuni indicatori (commentati nel capitolo 2) e di expert-based assessment.

Ulteriori indicazioni metodologiche sono contenute nell'iter metodologico approntato dalla CdR e a singole sezioni del presente Report. Ad esse si rimanda per ulteriori dettagli ed approfondimenti.



1. QUADRO CONOSCITIVO



Codice habitat

Denominazione

Elementi di pregio


Elementi caratterizzanti

Specie esotiche

Permanenze/cambiamenti



5210

Matorral arborescenti di Juniperus spp.

Flora:

Juniperus phoenicea L. ssp. turbinata (Guss.) Nyman.

Juniperus phoenicea L. ssp. turbinata (Guss.) Nyman*, Juniperus oxycedrus L., Pistacia lentiscus L., Phyllirea latifolia L., Olea europea L. var. sylvestris Brot., Rhamnus alaternus L., Myrtus communis L., Lonicera implexa Aiton, Prasium majus L., Smilax aspera L., Rubia peregrina L., Clematis flammula L., Clematis cirrhosa L., Euphorbia dendroides L., Daphne gnidium L., Chamaerops humilis L., Helichrysum stoechas (L.) Moench., Arisarum vulgare Targ.-Tozz., Vincetoxicum hirundinaria Medicus, Brachypodium ramosum (L.) R. & S..

Flora:

Amorpha fruticosa L.


Fauna:

Melanargia arge (Sulzer, 1776); Elaphe quatuorlineata (Lacepede, 1789), Saga pedo

Fauna:

*6220

Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea

Flora:

Brachypodium dystachium (L.) Beauv,

Hypochaeris achyriphorus L., Stipa capensis Thunb., Tuberaria guttata (L.) Fourr., Briza maxima L., Trifolium scabrum L., Trifolium cherleri L., Saxifraga tridactylites L., Ammoides pusilla (Brot.) Breistr., Cerastium semidecandrum L., Linum strictum L., Galium parisiense L., Ononis ornithopodioides L., Coronilla scorpioides (L.) Kock, Euphorbia exigua L., Lotus ornithopodioides L., Ornithopus compressus L., Trifolium striatum L., T.arvense L., T.glomeratum L., Polygala monspeliaca L..

Flora:

Fauna:

Falco naumanni (Fleischer, 1818);

Falco biarmicus (Temminck, 1825);

Lullula arborea (Linnaeus, 1785); Anthus campestris (Linnaeus, 1785);

Burhinus oedicnemus (Linnaeus, 1785);

Testudo hermanni

Zamenis situla (Linnaeus, 1785).

62A0

Formazioni erbose secche della regione submediterranea orientale (Scorzoneretalia villosae)

Flora:

Stipa austroitalica Martinovsky, Anthemis hydruntina Groves, Linum tommasinii Rchb., Salvia argentea L.


Achillea nobilis L., A.virescens (Fenzl) Heimerl, Alyssum diffusum Ten., Arctostaphylous uva-ursi (L.) Sprengel, Asperula purpurea (L.) Erhend., Brassica glabrescens Poldini, Bromus erectus Hudson, B.condensatus Hackel, Bupleurum ranunculoides L., Carex humilis Leyser, Centaurea cristata Bartl., C.dichroantha Kerner, C.rupestris L., C.triumfetti All., Chrysopogon gryllus (L.) Trill., Crepis chondrilloides Jacq., Cytisus pseudoprocumbens Markgraf, Euphorbia fragifera Jan, E.triflora Schott, Euphrasia illyrica Wettst. , E.marchesetti Wettst., Festuca rupicola Hueffel, Genista holopetala (Fleischm.) Bald., G.januensis Viv., G.sericea Wulfen, G.sylvestris Scop., Gentiana tergestina Beck, G.lutea L., G.clusii Perr. et Song., Globularia punctata Lapeyr., Himantoglossum adriaticum Sprengel, Hypochoeris maculata L., Hippocrepis glauca Ten., Iris cengialti Ambrosi, I.pseudopumila Tineo, Jurinea mollis (L.) Rchb., Leucanthemum liburnicum Horvatic, Linum trigynum L., L.tommasinii Rchb., Lomelosia graminifolia L., Matthiola valesiaca Gay, Melica transsylvanica Schur, Molinia arundinacea Schrank, Onobrychis arenaria (Kit.) DC., Ophrys sphegodes Miller, Plantago argentea Chaix, P.holosteum Scop., Polygala nicaeensis Risso, Potentilla pusilla Host, Pulsatilla montana (Hoppe) Rchb., Rhinanthus pampaninii Chab., Satureja subspicata Bartl., S.montana L., Scorzonera villosa Scop., Senecio scopolii Hoppe et Hornsch., Seseli gouanii Koch, S.tommasinii Rchb., Sesleria juncifolia Suffren, Stipa austroitalica Martinovsky, S.eriocaulis (Borbas) Martinovsky et Skalicky, Trifolium ochroleucon Hudson, Trinia glauca (L.) Dumort., Thapsia garganica L., Acinos suaveolens (S. et Sm.) G.Don, Salvia argentea L., Chamaecytisus spinescens (Presl) Rothm..

Teucrium polium subsp. (L.) capitatum Arcang., Eryngium amethystinum L., Koeleria splendens Presl., Thymus spinulosus Ten..

Flora:

Fauna:

Hystrix cristata (Linnaeus, 1738)




8210

Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica

Flora:

Campanula versicolor Hawkins, Carum multiflorum (S. et S.) Boiss, Portenschlagiella ramosissima (Portens.) Tutin.


Dianthus rupicola Biv., Anthyrrinum siculum Miller, Cymbalaria pubescens (Presl) Cufod., Scabiosa limonifolia Vhal., Micromeria fruticosa (L.) Druce, Inula verbascifolia (Willd.) Hausskn., Centaurea subtilis Bertol., Phagnalon rupestre (L.) DC., P.saxatile (L.) Cass., Athamanta sicula L., Pimpinella tragium Vill., Sesleria juncifolia Suffren, Euphorbia spinosa L., Teucrium flavum L., Rhamnus saxatilis Jacq., Aurinia leucadea (Guss.) Koch , Centaurea japigica (Lacaita) Brullo , C.leucadea Lacaita, C.tenacissima (H.Groves) Brullo, C.nobilis (H.Groves) Brullo , C.brulla Greuter, Campanula versicolor Hawkins, Melica transilvanica Schur, Aurinia saxatilis (L.) Desv., Carum multiflorum (S. et S.) Boiss, Scrophularia lucida L., Silene fruticosa L., Dianthus arrostii Presl, Iberis semperflorens L., Convolvulus cneorum L., Hypochoeris laevigata (L.) Ces., Anthemis cupaniana Tod. et Lojac., Anthyllis vulneraria L., Scabiosa cretica L., Campanula fragilis Cyr., Brassica incana Ten., B.rupestris Rafin., Lithodora rosmarinofolia (Ten.) Johnston, Iberis semperflorens L..







Fauna:

Zamenis situla (Linnaeus, 1758); Falco biarmicus (Temminck, 1825);

Neophron percnopterus (Linnaeus, 1758);

Ciconia nigra (Linnaeus, 1758).

8310

Grotte non ancora sfruttate a livello turistico

Flora:


-

-

Fauna:

Myotis blythii (Tomes, 1857); Myotis capaccinii (Bonaparte, 1838) ; Rhinolophus ferrumequinum (Schreber, 1774); Rhinolophus hipposideros (Bechstein, 1800).

9250

Querceti a Quercus trojana

Flora:

Quercus trojana Webb., Quercus calliprinos Webb., Quercus virgiliana Ten., Paeonia mascula (L.) Miller, Dictamnus albus L..


Quercus trojana Webb, Q.virgiliana Ten., Acer monspessulanum L., Fraxinus ornus L., Carpinus orientalis Miller, Rosa sempervirens L., Smilax aspera L., Clematis flammula L., Cyclamen hederifolium Aiton, Teucrium siculum Rafin., Stachys officinalis (L.) Trevisan, Oenanthe pimpinelloides L., Rubia peregrina L., Potentilla detommasii Ten., Euphorbia apios L., Viola alba Besser ssp. denhardtii (Ten.) W.Becker, Paeonia mascula (L.) Miller.

Flora:


Fauna:

Cerambyx cerdo (Linnaeus, 1758); Elaphe quatuorlineata (Lacepede, 1789);


92A0

Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba

Flora:


Salix alba L., Populus alba, P.nigra L., P.tremula L., P.canescens (Aiton) Sm., Rubus ulmifolius Schott, Rubia peregrina L., Iris foetidissima L., Arum italicum Miller, Sambucus nigra L., Clematis vitalba L., C.viticella L., Galium mollugo L., Humulus lupulus L., Melissa officinalis L., Ranunculus repens L., R.ficaria L., Symphytum bulbosum Schimper, S.tuberosum L., Tamus communis L., Hedera helix L., Laurus nobilis L., Vitis vinifera L., Fraxinus oxycarpa Bieb., Rosa sempervirens L., Euonymus europaeus L., Ranunculus lanuginosus L., R.repens L., Thalictrum lucidum L., Aegopodium podagraria L., Calystegia sepium (L.) R.Br., Brachypodium sylvaticum (Hudson) Beauv., Hypericum hircinum L..

Flora:

Fauna:


Sus scrofa (Linnaeus, 1758).



Fauna:

Myotis capaccinii (Bonaparte, 1837); Lutra lutra (Linnaeus, 1758); Cerambyx cerdo (Linnaeus, 1758); Melanargia arge (Sulzer, 1776); Hyla intermedia (Boulenger, 1882); Elaphe quatuorlineata (Lacepede, 1789).

9340

Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia

Flora:

Quercus ilex L., Fraxinus ornus L., Laurus nobilis L., Arbutus unedo L., Phyllirea angustifolia L., P.latifolia L., Rhamnus alaternus L., Pistacia terebinthus L., Erica arborea L., Viburnum tinus L., Rubia peregrina L., Smilax aspera L., Lonicera implexa Aiton, Cyclamen repandum Sm., C.hederifolium Aiton, Festuca exaltata Hackel, Limodorum abortivum (L.) Swartz.

Flora:

Fauna:


Fauna:

Hyla intermedia (Boulenger, 1882);

Elaphe quatuorlineata (Lacepede, 1789);

Bombina pachypus (Bonaparte, 1838); Melanargia arge (Sulzer, 1776); Hystrix cristata (Linnaeus, 1738); Zamenis situla (Linnaeus, 1738); Cerambyx cerdo (Linnaeus, 1738).

* tra gli elementi caratterizzanti indicati in tabella, le specie in grassetto rispecchiano la differenziazione indicata nel Manuale Italiano di Interpretazione degli Habitat (Biondi et al., 2009), che mette in evidenza l’insieme delle specie diagnostiche dell’habitat particolarmente significative per il territorio italiano.


1.1. SCHEDE HABITAT
1.1.1.

Denominazione Habitat: Matorral arborescenti di Juniperus spp.

Codice Habitat: 5210

Percentuale di copertura: 1%

Descrizione: formazioni arbustive ben strutturate ad elevata diversità legnosa e con alta frequenza di Juniperus phoenicea L. ssp. turbinata (Guss.) Nyman e Juniperus oxycedrus L., che costituisce localmente una forma originale di macchia alta, data la presenza delle due specie di ginepro. Questa comunità presenta una struttura generalmente stratificata nella quale i ginepri (che presentano in alcuni casi altezze anche superiori ai 3 m) occupano il piano superiore, mentre specie quali Pistacia lentiscus o Rhamnus alaternus occupano il piano inferiore. Nei solchi d’erosione e nelle piccole conche, caratterizzate da una maggiore umidità edafica, si insedia il Paliurus spina-christi (Oleo-Ceratonion, Pistacio-Rhamnetalia alaterni)(DI PIETRO & MISANO, 2010).

La consociazione a ginepri avviene quasi esclusivamente nelle zone strettamente costiere, dove in alcuni casi queste due specie coesistono come dominanti nella vegetazione arbustiva (primaria) delle scogliere rocciose o nelle aree aree retrodunali, presentando sempre un elevata partecipazione di sclerofille. Nelle aree interne (come Matera) tali consorzi assumono un significato di relittualità divenendo, pertanto, siti documentari di notevole interesse biogeografico.

Gli arbusteti con ginepri risultano posizionati al borbo delle gravine (e gravinelle), in un’area centrale e al confine orientale della Gravina di Matera, generalmente su affioramenti rocciosi (calcarenitici) e/o su terreni ad elevata rocciosità poco sfruttabili a fini agricoli. Nei siti in questione si tratta di comunità (prevalentemente) a carattere secondario, in condizioni di relittualità e presumibilmente in evoluzione (ed estensione) legata all’abbandono (o alla diminuzione) delle pratiche colturali in aree marginali delle Murge. Questi arbusteti sembrano rappresentare la fase arbustiva dinamicamente collegata alle foreste di fragno (Euphorbio apii-Quercetum trojanae), che rappresentano la più diffusa tipologia di vegetazione (potenziale) della Murgia materana ed anche di quella pugliese.

Specie guida: Juniperus phoenicea L. ssp. turbinata (Guss.) Nyman, Juniperus oxycedrus L., Pistacia lentiscus L., Phyllirea latifolia L., Olea europaea L. var. sylvestris Brot., Rhamnus alaternus L., Myrtus communis L., Lonicera implexa Aiton, Smilax aspera L., Rubia peregrina L., Clematis flammula L., Daphne gnidium L..

Distribuzione: a scala nazionale risulta presente in tutte le regioni dell’Italia peninsulare, con particolare riguardo all’Italia centrale e alle isole (molte segnalazioni in Sardegna).

Abbastanza raro a scala regionale, risulta segnalato in 4 aree della Basilicata (Matera, Metaponto, Policoro, Maratea)(PETRELLA et al., 2005). Secondo il Manuale di interpretazione degli habitat (BIONDI et al., 2009) presenta una certa variabilità fisionomico-strutturale, prevalentemente legata alla dominanza della specie del genere Juniperus presente (sicuramente si può far riferimento per l’Italia ai sottotipi 32.132, per le boscaglie a J.phoenicea s.l. e 32.136, che definisce i matorral arborescenti di quote medio-elevate a J.thurifera). All’interno del SIC tale habitat è significativamente presente, anche se concentrato in poche stazioni del settore centrale e meridionale.



Esigenze ecologiche: tali formazioni presentano carattere schiettamente xerofilo e termoxerofilo, sono presenti in corrispondenza di condizioni climatiche termomediterranee in condizioni edafiche sempre primitive su suoli ad elevata percentuale di rocciosità affiorante.

Conservazione e protezione: non si conosce l’estensione precedente di questo habitat, non sembrano sussistere particolari condizioni di criticità presenti, ci sono buone possibilità di conservazione e autoperpetuazione delle comunità vegetali espressive di questo habitat.

Criticità e minacce: le minacce principali sono legate al passaggio del fuoco (codice 180) per incendi dolosi, alle pratiche colturali (codice 101) che potrebbero estendersi, a svantaggio di questi arbusteti, in alcuni siti; sono stati osservati tagli e sradicamenti di vegetazione arbustiva (nello specifico alcuni individui di ginepro tagliati) e/o arborea in corrispondenza di campi coltivati (grano e favino), probabilmente per favorire il passaggio di mezzi agricoli pesanti, allargare la sede stradale, migliorare la percorrenza di sentieri ed aumentare la superficie sfruttabile di coltivazioni.

Azioni utili per la conservazione: si suggerisce di mantenere inalterati gli spazi occupati dagli arbusteti, proteggere le immediate vicinanze eventualmente con diradamenti specifici della boscaglia per diminuire il rischio di incendio, favorire il pascolamento del bestiame nei siti per controllare il dinamismo della vegetazione che in modo naturale tenderebbe ad occultare gli stadi arbustivi verso stadi pre-forestali e forestali (a svantaggio dei ginepri).

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