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Il percorso dell’Unità d’Italia di Umberto Berardo


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Il percorso dell’Unità d’Italia

di Umberto Berardo

  • La penisola italiana prima del Risorgimento

L’unificazione delle popolazioni, solo sul piano giuridico ed amministrativo, si ha già durante l’impero romano da cui esse sono assoggettate. È chiaro pertanto che l’eredità di tale impero ha un ruolo importante nel percorso di unificazione della penisola.

Vi è poi un’uniformità delle credenze religiose a partire dall’epoca di Costantino e dunque la fede cristiana è un altro elemento unificatore

L’idea di un’unità linguistica e culturale comincia a farsi strada nel Trecento con Dante, Petrarca e Boccaccio

Con il XIV secolo, mentre in Europa si formano le monarchie nazionali, nella penisola italiana nascono Stati regionali

Il XVI secolo vede le riflessioni di Machiavelli e Guicciardini sulla mancanza di senso dello stato delle popolazioni italiane.

Le concezioni ideologiche che fondano l’unità della penisola italiana sono diverse.

Le idee politiche messe in campo per la costituzione dello Stato unitario sono fondamentalmente quella monarchica espansiva, repubblicana, socialista

Le forme di Stato immaginate sono quella accentrata e federale e tra le due prevale la prima.

Il ruolo della borghesia e del popolo nel processo di unificazione è alquanto diversificato, mentre fondamentale è quello delle potenze europee intervenute in sostegno della monarchia sabauda.

L’idea dell’unità d’Italia è inizialmente da ricercarsi in una forma di necessità economica dovuta all’ammodernamento della produzione e degli scambi dell’economia capitalista, ma anche alla difesa ed alla gestione della proprietà privata.

La partecipazione popolare a tale progetto, più ideale che concorde su tali finalità concrete, è solo successiva e non certo di massa.

Il nuovo Stato nasce su basi non più assolutiste, ma sicuramente ancora non democratiche; mancano in esso, infatti, soprattutto i concetti di uguaglianza, di comunità e di partecipazione diffusa alle decisioni.

Chi cerca di mettere tali principi alla base della nuova struttura nazionale è violentemente represso come i contadini a Bronte, i ribelli contro la tassa sul macinato e la leva obbligatoria nel Sud, gli anarchici sul Matese o il popolo di Milano nella “rivolta della fame”del 1898 repressa da Bava Beccaris a cannonate, gli operai nell’occupazione delle fabbriche o i contadini in quella delle terre del 1921 stroncati da proprietari terrieri ed industriali con “le squadre d’azione”.

  • La prima guerra mondiale e la retorica della patria

La prima guerra mondiale è vista da molti come il completamento del Risorgimento, mentre sappiamo che le sue cause sono di natura nazionalistica ed egemonica e che con la retorica del concetto di patria passano all’Italia con i trattati di pace territori legati ad altre nazionalità.

  • Il Fascismo

Il prevalere dell’egemonia sulla democrazia e sull’eguaglianza elimina perfino la libertà e quella stessa borghesia che aveva costruito lo Stato unitario lavora per stroncare i tentativi di messa in discussione dei privilegi e della proprietà privata portando il Paese al Fascismo.

  • La Resistenza

È la Resistenza che riesce ad abbattere la dittatura, a chiudere le divisioni territoriali e ad eliminare la guerra civile riportando l’Italia ad un sistema politico liberale.

  • La Costituzione repubblicana

La Costituzione repubblicana ha sicuramente posto le basi per dare assetti istituzionali più democratici al Paese, per allargare l’idea di Nazione ed unificare tutti i cittadini dello Stato nella garanzia dei diritti fondamentali.

La riforma agraria, l’avvio di un processo di industrializzazione più diffuso, come l’estensione del diritto allo studio, ma soprattutto nuove regole di partecipazione democratica pongono i supporti per una limitazione della proprietà privata e la creazione di basi per pari opportunità, almeno sul piano formale.

  • Il Molise nell’unità d’Italia

Analizzare il livello di partecipazione dei Molisani al processo di unità del Paese deve rappresentare un impegno di ricerca per capire come si è vissuta in regione l’idea di una identità nazionale.

Il passaggio del Molise nello stato unitario non ha certo per anni significato parità di diritti e doveri con le popolazioni degli altri territori della penisola, né miglioramenti significativi nella qualità della vita dei suoi abitanti.

Ancora in epoca fascista la regione aveva un grado di ruralità pari all’80,3% e la stragrande maggioranza della popolazione viveva in una condizione di povertà endemica.

Solo negli anni settanta comincia un certo processo di industrializzazione che segue la cosiddetta politica dei poli di sviluppo, la quale crea appunto talune aree sviluppate, ma depotenzia i territori interni, che, privi di un piano di sviluppo economico, vedono da anni una frana demografica costante ed un impoverimento delle comunità soprattutto nella situazione reddituale, culturale e dei servizi.

  • La situazione attuale ed il futuro dell’Italia

Nessuno sul piano storico può negare che tale percorso di unificazione del Paese, almeno sul piano politico, linguistico, religioso, monetario e giuridico abbia arrecato in generale vantaggi e progressi per le popolazioni.

Restano purtroppo, dopo un secolo e mezzo, un sistema politico con una democrazia bloccata per taluni o per altri con una plutocrazia di lobbies economiche; permangono profonde differenziazioni tra le aree del Paese e soprattutto tra Nord e Sud sul piano delle pari opportunità, su quello del reddito, come su altri versanti quali l’occupazione, la sanità, la sicurezza, le infrastrutture, il diritto allo studio, ecc.

Le disuguaglianze oggi esistono in maniera forte sul piano sociale, anche rispetto al tema della cittadinanza e dell’immigrazione, nelle relazioni sul lavoro, tra le diverse aree del Paese ed all’interno degli stessi territori tra agglomerati urbani e zone interne.

Tra l’altro pericoli per la legalità e la democrazia giungono da quell’antistato pericolosissimo rappresentato dalle diverse mafie che attraversano lo Stato e ne minano il progresso, il fondamento etico come la stessa unità.

La questione meridionale rimane irrisolta ed oggi la stessa borghesia del Nord, che è stata l’ispiratrice del disegno dell’Unità d’Italia, immagina e cerca di affermare non un’idea di federalismo sussidiario e solidale, ma indirizzato, come a noi sembra, verso interessi territoriali e di parte che rischiano di diventare il seme di nuove e profonde divisioni tra la popolazione.

Mentre ormai molti filosofi, sociologi e politologi come Chomsky, Bauman, Hardt, Negri sottolineano con forza la necessità, al di là del pubblico e del privato, dell’affermazione del Comune come l’insieme dei beni naturali ed artificiali appartenenti all’intera collettività, purtroppo tanti sono quelli che continuano a porre steccati tra la popolazione nel tentativo, al contrario, di difendere privilegi ormai non più sostenibili.

Quelli dell’uguaglianza e della giustizia sociale sono temi di cui purtroppo si occupano in pochi e spesso in maniera anche ipocrita; la Chiesa cattolica li ha messi al centro dell’attenzione in diverse occasioni in questi ultimi anni. Citeremo a proposito non solo i documenti ufficiali della stessa, ma soprattutto il Convegno di Palermo, il meeting di Napoli del febbraio 2009 e la recente 46^ Settimana Sociale di Reggio Calabria dello scorso ottobre.

Un’ultima questione sulla quale riflettere è quella di continuare a pensare la costruzione del percorso dell’unità dell’Italia all’interno delle organizzazioni internazionali di cui siamo parte e per le quali ancora non riusciamo ad avere un’idea chiara dei centri di potere che ne costituiscono la governance e che non sono solo all’interno degli Stati, ma spesso in forze ad essi esterne.

Gli stessi errori commessi nel percorso storico dell’unità d’Italia stiamo rischiando di ripetere nel processo di unificazione europea, in cui le vicende della moneta comune e le forti differenziazioni di sviluppo economico stanno creando situazioni critiche grossissime sul piano finanziario ed occupazionale.

È evidente a tutti che le celebrazioni del 150° dell’unità d’Italia possono avere un senso se servono a tutti noi per immaginare la prosecuzione di un percorso di unificazione reale delle popolazioni della penisola che veda la realizzazione per tutti di pari opportunità nella qualità della vita.

Per chiudere vorrei invitare tutti all’approfondimento nella ricerca storica, sociologica e politica e dare l’informazione che un comitato locale, di cui sono membro insieme a Alberto Conti, Marcello Santorelli, Tiziana Campo, Maria Pallante, Francesco Paolo Tanzi, sta organizzando per la nostra regione un programma per le celebrazioni del 150° dell’unità d’Italia cui saranno invitate a partecipare le scuole della diocesi di Trivento attraverso un programma che speriamo possa essere utile anzitutto per allargare l’orizzonte culturale ed ovviamente maturare lo spirito critico. Il tema sarà il seguente: squilibri territoriali, assetti istituzionali e questione meridionale.

Nell’ambito del tema nazionale proposto dal Comitato dei Garanti per le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia, presieduto da Giuliano Amato, nel Molise, coordinata dalla Scuola di Formazione all’Impegno Sociale e Politico della Diocesi di Trivento, l’attività di ricerca cercherà di contestualizzare il tema generale “Eguaglianza e Unità d’Italia”.

La declinazione di tali questioni avverrà con un lavoro di ricerca in tutte le scuole che sarà coordinato sul piano della competenza storica dai professori Roberto Colella, Franco Novelli, Leo Leone, Luigi Picardi.


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